La maleducazione sessuale (Marcello Bernardi)

Marcello Bernardi è un pediatra appassionato, soprattutto della libertà dei bambini, o meglio della libertà in generale. Ha scritto un' infinita serie di saggi su quella che tutti chiamano "educazione sessuale", ma che lui si rifiuta di chiamare così. Anzi, nel ' 77, fece uscire con la Emme Edizioni un volume dal titolo La maleducazione sessuale, e forse con quel titolo intendeva parlare anche di tutti quei seni strabordanti, sederi, aggrovigliamenti, curiosità morbose che ormai fanno da padroni sulle copertine dei settimanali, nella pubblicità, alla Tv, nei film. "Esattamente", risponde il professore. "Il fenomeno a cui assistiamo è il consueto fenomeno della stupidità umana. Perchè la sessualità appartiene all' uomo da quando l' uomo è diventato tale, quindi da qualche milione di anni, ed è stata sempre la molla più potente di ogni tipo di cultura. Molla positiva, in quanto è matrice di pulsioni, desideri (Freud definiva l' uomo l' animale capace di desiderare, e non c' è dubbio che il desiderio più grande risieda nel campo della sessualità), e molla negativa, per la sua enorme potenzialità disgregante". E con la stupidità umana questo che c' entra? "Perché tutto questo sesso in copertina dice solo delle enormi banalità sul un problema al quale l' intera umanità ha dedicato il proprio pensiero, senza aspettare Sgarbi nudo. Si è andati un pochino più a fondo da un pezzo". Allora a cosa corrisponde questa invadenza del sesso? "Comunque a quella pulsione inconsapevole chiamata libertà. Lei all' uomo può togliere tutto, ma fargli fare a meno del sesso è proprio difficile. E' una libertà insopprimibile anche se ogni tanto salta fuori nei modi più rozzi, più maldestri. Devo dare atto ai nostri contemporanei di una cosa: in questo rigurgito di sessualità maldestra, antiestetica, manca però la tossicità moralistica. E questo consente un' informazione molto più esplicita, più importante, permette di parlare di contraccettivi, di omossessualità, di quelle che fino a pochi anni fa venivano considerate innominabile porcherie. Vede, la sessualità è estranea alla morale, non c' entra. La morale esiste, ovviamente, ma riguarda tutti i comportamenti umani, riguarda l' uomo come tale, e investe la sessualità solo in quanto questa coinvolge il rispetto dell' altro e di sé, ma non il desiderio, il piacere". Non crede che il fenomeno dell' invadenza del "sesso in copertina" abbia anche a che fare anche con il crollo delle ideologie, che il sesso venga percepito o tirato in ballo come una delle poche cose da cui poter trarre soddisfazione? "In parte è senza dubbio così, in parte si deve dire che il nostro cosiddetto benessere ci ha portati a un profondo malessere: ormai di soddisfazioni, di piaceri, ne abbiamo davvero pochini". Viviamo tra enormi comodità. "Comodi, sì, ma con pochi piaceri originari come il sesso, l' ubriacarsi o che so, mangiare come un porco, drogarsi (entro certi limiti s' intende). Se ognuno si governasse secondo le proprie norme morali, e quindi fosse libero di scegliersi il piacere che meglio gli va, con chi gli va, dove e come gli va, indubbiamente il piacere sessuale sarebbe il sovrano di piaceri". Ma è per questo, per questa primarietà, che si va generalizzando il bisogno di quella che normalmente si chiama "educazione sessuale"? E' per questo che lei ha appena scritto un nuovo libro sull' argomento, ovvero Sessualità. Educazione ed altro. (Rizzoli) che sarà in libreria tra un mese? E' per questo che le tre videocassette di informazione sessuale per bambini - L' albero della vita -vanno letteralmente a ruba nelle edicole? "Innanzitutto vorrei fare una precisazione. La dizione educazione sessuale è un non senso. Educare viene da ex-ducere, cioè far venire fuori, non mettere dentro, tantomeno delle regole. Quindi l' educazione di per sé nega la norma. Educare è favorire in tutti i modi possibile una felice crescita, evoluzione, di una persona, e non dello Stato o della religione a cui appartiene. Quando si parla di sesso è invece estremamente preziosa l' informazione, e oggi si può iniziare a dare". Ci sono stati altri momenti storici in cui è stato possibile farlo? "Negli ultimi due secoli direi senz' altro di no. Due secoli fa è nato il romanticismo che per definizione era asessuato e ha investito l' esistente del mito di amore e morte. Per cui il sesso, che non è proprio amore, e non è tanto morte, veniva negato pregiudizialmente nei suoi aspetti fisici, estetici. In parte questa sessuofobia di tipo romantico dura ancora. Negli ultimi venti anni però ci sono state due vere rivoluzioni: in primo luogo è cambiato l' atteggiamento nei confronti dei bambini, a cui si va riconoscendo la dignità di persone; in secondo luogo la contraccezione ha affrancato la donna dalla schiavitù della gravidanza. Così anche la sessualità è cambiata: prima aveva pochi soggetti e molti oggetti, oggi la sessualità appartiene a tutti, grandi e piccini. Ma prima ancora c' è stato Freud: fino a che le sue idee non si sono diffuse, nessuno parlava di sessualità infantile. Era un argomento offensivo. Il bambino? Il solo aggettivo che gli si poteva abbinare era innocente... e invece il bambino è molto più perverso di noi". Perché perverso? "Perché la sua sessualità non è regolata da norme. Semplicissimo. La sessualità anale per esempio è tipica di uno stadio evolutivo del bambino. Così come quella orale. Se un tempo avessimo parlato di tutto questo, saremmo stati tacciati di pornografi. Oggi è scienza". Sembra anche che oggi sia quasi pronta la legge che introduce "l' informazione e l' educazione sessuale" nelle scuole. "Speriamo non arrivi mai, perché finché si tratta di informazione va benissimo, anzi è cosa urgente. Se però si introduce ciò che i malintenzionati chiamano elemento educativo, allora per amor di dio, no, perché l' elemento educativo non è altro che il moralismo. E su questo ho già detto abbastanza". Ma perché è così importante che un bambino sappia fin da piccolo com' è fatto, cos' è uno spermatozoo, o come funziona il concepimento? "Per lo stesso motivo per cui gli raccontiamo cos' è un seme, o perché le stelle girano. E non gli vogliamo spiegare chi è lui? Mi sembra che il più elementare dei diritti sia quello di conoscere se stessi". 

(Da una vecchia intervista di Repubblica del 1993)

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