Laboratory Life: The Construction of Scientific Facts ( Bruno Latour e Steve Woolgar)

Le critiche di Popper al neopositivismo hanno aperto in Filosofia della scienza uno sviluppo assai importante che è consistito nell'adozione di una prospettiva storica, derivata da un maggior interesse per la descrizione della natura reale della ricerca scientifica e per i modi in cui gli scienziati decidono quali teorie accettare o almeno perseguire nella ricerca futura.
L'area di ricerca nota come Sociologia della conoscenza, poi, non ha solo mostrato come il contesto sociale influisca sul modo in cui le idee hanno origine, contingentemente e storicamente. La sua tesi è ancora più radicale, ossia che i rapporti sociali influiscono sulla forma stessa del pensiero, e l'epistemologia stessa è quindi il prodotto di formazioni sociali e varia di conseguenza da un epoca alla sucessiva .
Sociologi della conoscenza come Berger e Luckmann hanno sottolineato che il mondo quale è noto a noi è una realtà costruita socialmente. Tutto ciò che conosciamo è necessariamente il prodotto di una mediazione sociale. Ci sono dei "quadri" o "cornici" (frames) per mezzo dei quali, o secondo i quali, noi vediamo il mondo e cerchiamo di farci strada in esso. Ma i quadri sono socialmente detreminati e possono variare da un sistema o sottosistema al sucessivo, o da un'epoca all'epoca seguente. Ciò che vale come conoscenza scientifica, oggettiva, è dunque, a quanto pare, ciò che è sanzionato dalla comunità scientifica, attraverso i suoi vari periodici, recensioni, libri ecc.. E la conoscenza scientifica quindi risulta essere nient'altro che un "costrutto sociale".
Bloor sostiene che la conoscenza non è "credenza vera", bensì tutto ciò che gli uomini considerano conoscenza. E dichiara che oltre alle cause sociali ci saranno altri tipi di cause che cooperano a determinare la credenza, tenendo in considerazione che la conoscenza, anziché essere meramente ed esclusivamente un prodotto di negoziati e interessi sociali, il risultato del gioco di potere, dell'effetto di san Matteo (secondo cui gli autori che hanno già pubblicato molti libri trovano facile far pubblicare altri loro libri), ha anche apporti di carattere empirico.
A parte ciò, Bloor mostra che addirittura la matematica che emerge in ogni epoca data può essere molto legata a particolari circostanze culturali e conclude che le immagini sociali forniscono dunque i quadri epistemologici.
Per finire, anche le ricerche di Latour e Woolgar pongono in evidenza il fatto che l'attività scientifica non è "sulla natura", ma è una dura lotta per costruire la reltà. Essi sottolineano l'idea che i fenomeni scientifici sono "costituiti" dalle apparecchiature usate in laboratorio, le quali sono esse stesse i prodotti di una costruzione umana, e quindi sono influenzati da tutti i processi sociali che avvengono all'interno della comunità scientifica. Si tratta infatti di decidere se una particolare apparecchiatura debba essere considerata attendibile o inattendibile.
In ultima analisi, allora, possiamo affermare che la 'verità scientifica' poggia essenzialmente sull'intersoggettività e cioè sull'accordo della comunità scientifica, socialmente e culturalmente connotata: è scientifico ciò che è riconosciuto come tale dalla maggioranza degli scienziati. Pertanto, se questo è il quadro che disegna i caratteri della scienza e dell'evoluzione della ricerca, non possono non essere sottoposte a revisione critica tutte quelle posizioni che hanno tradizionalmente definito i criteri di scientificità delle affermazioni degli scienziati. E lo stesso metodo sperimentale, assunto a partire dal XVII secolo come "il metodo", l'unico in grado di produrre una conoscenza certa e definitiva, va sottoposto a una profonda revisione.
Alla luce, insomma, delle elaborazioni che l'epistemologia della complessità propone e di quanto rilevato dai sociologi della conoscenza e dalla Filosofia della scienza post-popperiana, ogni teoria, ogni modello, ogni affermazione seppur sperimentalmente provata, va messa in connessione con le condizioni di osservazione dalle quali è prodotta.
Non si cerca, chiaramente, di negare l'importanza fondamentale e l'utilità del metodo, ma piuttosto di accedere, come propone Morin, a una "scienza con coscienza", con la coscienza cioè della relatività di qualsivoglia affermazione, rispetto al sistema di osservazione/percezione/concezione, che deve essere osservato, percepito concepito nell'osservazione/percezione/concezione del sistema osservato. Tutto questo rimanda, contemporaneamente, a un problema di consapevolezza epistemologica, teorica e metodologica 'complessa' per l'osservazione.
Le argomentazioni fin qui esposte possono consentire di supporre che il punto focale della verificabilità scientifica si è spostato dall'attenzione ai procedimenti classici della generalizzazione basata sulla ripetibilità e sulla quantificazione di realtà 'oggettivamente' date e rappresentabili, all'attenzione alle teorie e ai modelli, ai dispositivi di osservazione, all'esplicitazione dei principi e dei metodi, nonché dei contenuti dell'osservazione stessa Quindi, la scientificità si connota come l'esplicitazione dei quadri teorici e metodologici che guidano ogni ricerca, delle variabili sottoposte a osservazione, della relazione tra esse e con il contesto in cui l'osservazione ha luogo. All'inizio di ogni operazione conoscitiva, anche della distinzione su cui si opererà con il metodo sperimentale, c'è comunque un atto soggettivo, una soggettività singolare che poggia su una 'soggettività collettiva', su un accordo intersoggettivo, connesso con la struttura immaginaria di una specifica epoca.

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