Sessualità, educazione ... (Marcello Bernardi)

La sessualità rimane, di per se stessa, uno dei problemi che agitano di più il nostro sistema sociale. La sessualità, e più in generale l’amore, è la cosa più imbarazzante per l’uomo della modernità così come per quello della contemporaneità. Tanto, che ancor oggi non si fa altro che parlarne e riparlarne, e scriverne e riscriverne, in una affannata ricerca di vie di fuga da un labirinto di cui noi stessi siamo stati abili e solerti costruttori. Una simile contraddizione appare ancor più evidente quando la questione investe il terreno educativo: nulla è così problematico, infatti, quanto affrontare la sessualità infantile. Un bambino che presenti dei comportamenti sessuali, come ad esempio la masturbazione, ci lascia sgomenti. Il più delle volte l’idea che si tratti di manifestazioni normali che non richiedano nessun intervento e nessuna “educazione” non ci sfiora nemmeno. I più progressisti si affidano agli “esperti”, i più conservatori ricorrono senza incertezze alla repressione. Entrambi, comunque, vogliono fare dell’educazione sessuale. Questo è il minimo comune denominatore, l’esorcismo collettivo con cui ciascuno tenta di opporre una difesa contro l’ansia evocata dal “problema”, questo è lo strumento tecnico che da ogni parte si reclama per controllare l’ancora temutissima sessualità. Se un bambino, afferma Bernardi (1977), impara da solo a leggere e a scrivere tutti se ne compiacciono, ma se impara da solo che cosa è il corpo, il suo sesso, il suo piacere, e quindi anche l’amore, allora tutti ne sono spaventati. Vogliamo insegnarglielo noi, e a modo nostro. Così, abbiamo inventato l’educazione sessuale. Anzi, abbiamo inventato il problema dell’educazione sessuale.

Il sesso per la nostra cultura continua ad essere un’ingiunzione paradossale costruita da una scientia sexualis che ha reso l’uomo una “bestia da confessione”, anziché essere un’esperienza generata da un’effettiva ars erotica. La sessualità, di per se stessa, non presenta alcun problema. Ogni problema che la riguarda deriva dalla sua elaborazione secondaria e dalle tensioni prodotte da una società che cerca costantemente autoprotezione contro la sessualità medesima. Detto in breve è un problema inventato, o meglio, costruito proprio da quelle pratiche discorsive sociali che l’hanno nominata e definita, e che ognuno di noi ha interiorizzato attraverso un processo di socializzazione attuato soprattutto dalle principali agenzie educative: la famiglia e la scuola.

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