Domenica, 20 Maggio 2012 17:30

Le problematiche psicologiche dell'atleta

Manifestazioni psicologiche disfunzionali in un atleta possono manifestarsi per due ordini di fattori:

  • fattori emotivi strettamente legati alla specifica situazione sportiva, in cui le problematiche psicologiche sono cioè da riferirsi esclusivamente ad eventi inerenti alla pratica agonistica o alla carriera atletica
  • fattori insiti nella personale configurazione identitaria, dove le problematiche psicologiche sono evidenziate dalla situazione sportiva così come potrebbero esserlo da ogni altra situazione densa di contenuto emotivo nell’ambito della vita sociale, familiare e lavorativa.

In entrambi i casi la carica emotiva connessa all’attività sportiva (dilettantistica o professionale), intesa come “situazione vissuta con notevole risonanza affettiva”, gioca sempre un ruolo importante, sia che generi le problematiche psicologiche specifiche come fattore causale unico o prevalente, sia che contribuisca a definirle come cofattore scatenante, evidenziando o aggravando preesistenti disturbi psicologici più o meno latenti e compensati.

 

 

 

Pubblicato in Psicologia dello sport

Un percorso di psicoterapia individuale è sicuramente utile a chiunque lo voglia intraprendere. Tuttavia, molto spesso, se non addirittura ogni volta, la decisione di iniziare una psicoterapia è costellata da innumerevoli indecisioni, ambivalenze e perplessità, che appartengono ad una normale resistenza al cambiamento, ma soprattutto fanno parte di quei processi difensivi che ognuno di noi implicitamente o esplicitamente adotta per salvaguardare la rappresentazione e l’immagine che ha di se stesso.

Insomma, andare dallo psicoterapeuta fa più paura che andare dal dentista, questo anche perché gli aspetti problematici che una persona generalmente manifesta possono essere di due tipi e cioè :

1) egodistonici, quando la persona avverte disagio e tale disagio è riconosciuto come un aspetto disfunzionale della propria organizzazione identitaria;

2) egosintonici, quando la persona non avverte disagio significativo e addirittura certe condotte sono riconosciute non come problematiche, quanto piuttosto come risposte adattative utili e funzionali alle modalità esistenziali della persona.

Pertanto, ogni persona, che intende cominciare un proprio percorso psicoterapeutico, inevitabilmente vive questa sua possibilità, tanto quanto la psicoterapia stessa, come minacciosa sia perché mette in discussione un equilibrio personale che per quanto precario è pur sempre un equilibrio, sia perché la persona teme di incontrare, nel contesto psicoterapeutico, emozioni e affetti con cui ha paura di confrontarsi, se non addirittura un se stesso che non è degno di essere amabile.

Per queste ragioni, cioè proprio per aiutare la persona ad evitare di incamminarsi in un percorso di cui non è convinta, oppure che è troppo difficoltoso per le sue attuali disponibilità, lo psicoterapeuta generalmente valuta o dovrebbe valutare le risorse che la persona è in grado di mettere in campo, sapendosi mettere appunto in gioco. Questa selezione della domanda d’intervento proposta dal paziente, è già interpretabile come un’azione psicoterapeutica, in quanto, mettendo in evidenza i limiti che un percorso psicoterapeutico potrebbe incontrare nel suo sviluppo, offrendo informazioni aggiuntive sulla persona e in cosa consista lo sforzo e la fatica di una psicoterapia, evita in anticipo l’evenienza di una interruzione prematura del percorso terapeutico iniziato, o di un suo abbandono, evento sempre carico di frustrazione, delusione e, ciò è peggio, fautore di una cronicizzazione del problema, che potrebbe renderlo persino irreversibile.

La valutazione delle capacità della persona di saper affrontare la situazione terapeutica, dovrebbe basarsi sui seguenti punti:

1)      La possibilità di stabilire un rapporto soddisfacente. Questo vale tanto per la persona che si rivolge a un terapeuta, quanto per il terapeuta stesso.

In una certa misura ci si deve scegliere, cioè il terapeuta deve sentire che può essere utile e d’aiuto alla persona, tanto quanto la persona deve sentire che lo psicoterapeuta può essere in grado di sostenerlo e metterlo nella condizione di confrontarsi con se stesso, aiutandolo a trovare le soluzioni più idonee per il suo o i suoi problemi.

2)      La costatazione che la decisione di avviare un percorso psicoterapeutico parte dalla persona, cioè dal paziente. Lo psicoterapeuta dovrebbe sempre chiedersi: “Chi vuole iniziare davvero la psicoterapia? Il paziente o qualcun altro? Ogni psicoterapia che iniziamo non per noi stessi ma piuttosto per gli Altri (sia come presenze interne che esterne a noi stessi) è sempre destinata a non avere una grande utilità e a rivelarsi inefficace, perché disinnesca radicalmente l’intero processo psicoterapeutico, mettendone in discussione i suoi assunti e le sue ragioni.

 

Pubblicato in Domande e risposte
Martedì, 08 Maggio 2012 14:11

Problematiche della maternità

 

Il periodo che segue il parto è stato definito "quarto trimestre di gravidanza" per sottolineare la sua delicata fase di transizione. Durante questo periodo possono infatti manifestarsi nella neo-mamma alcune reazioni disforiche di diversa intensità e natura: da un lato la disforia post-parto, dal decorso benigno, nota anche come maternity blues; dall'altro le psicosi puerperali, dall'evoluzione più complessa, con una sintomatologia depressiva più strutturata e con un quadro distimico e talvolta ciclotimico, ossia nettamente caratterizzato in senso maniaco-depressivo.

Il criterio principale per distinguere la disforia post-parto dalla depressione è, in prima istanza, la breve durata della prima, che si risolve per lo più entro i primi dieci giorni dal parto. La disforia post-parto non va certamente considerata una sindrome psichiatrica, ma non deve essere tuttavia sottovalutata, come invece talvolta avviene, o addirittura ritenuta trascurabile.

 

Disforia post-parto

 

Il sintomo più frequente è il pianto, anche se questo non può costituire l'unico criterio per stabilire la presenza del maternity blues. Il pianto apparentemente ingiustificato, deve presentarsi associato ad irritabilità, stanchezza, tristezza con sentimenti di fallimento, autoaccuse, distacco dalle persone, eccessi di preoccupazione per il bambino, facile esauribilità attentiva, variabilità dell'umore, che in certi momenti può farsi improvvisamente euforico. Il quadro non ha un preciso giorno di insorgenza, anche se affiora quasi sempre nei primi dieci giorni dal parto.

Le condizioni di disforia in gravidanza e nel puerperio possono essere correlate a variazioni nel tasso di progesterone e, in particolare:

  • a livelli di progesterone troppo elevati;
  • ad una caduta troppo rapida del tasso di progesterone;
  • ad un anomalo rapporto estrogeni/progesterone

Da un punto di vista psicologico, i fattori che possono generare una risposta disforica sono: i sensi di colpa connessi all'ostilità della madre verso il neonato, la difficoltà a gestire i nuovi vissuti emotivi connessi al cambiamento di ruolo, la mancata accettazione della gravidanza e la riattivazione di conflitti sopiti. Tuttavia, appare di maggior interesse la teoria che identifica nello stress dovuto alle forti risonanze emozionali del parto, amplificate dal contesto ambientale in cui la donna si trova inserita, l'innesco  della risposta disfunzionale.

 

Sostegno alla maternità

La gravidanza è l’inizio di un viaggio in cui è fondamentale che la mamma del futuro bambino possa mettersi in sintonia con lui ancor prima che nasca. E’ importante fin da subito che la madre comunichi con il feto modificando i ritmi di vita e prestando attenzione alla propria salute, e che si prepari all’incontro attraverso la riflessione, la respirazione profonda e la preparazione del corpo, così da coltivare la relazione d’amore. Spesso il senso materno entra in conflitto con la vita sociale e talvolta di coppia; la mente e il corpo chiedono di rallentare i ritmi di vita, di diventare più passivi e di conseguenza più ricettivi seguendo il percorso naturale degli eventi. Questo processo richiede molta attenzione e, se svolto con consapevolezza, può essere usato per aprire uno spazio tra la mamma e il bambino, in modo che quest’ultimo possa mettere solide radici dentro la madre che gli consentiranno uno sviluppo ottimale.
Il parto è la conclusione di un viaggio, ora il bambino è tra le braccia della mamma. Entrambi i genitori possono vederlo, toccarlo… Finalmente la mamma si rilassa ed entra in un nuovo ciclo che passa attraverso fasi di simbiosi, di apertura verso il bambino e di chiusura, intesa come ascolto verso se stessa. E’ importante creare un equilibrio tra mamma e figlio, in un’alternanza tra apertura e ritiro, disponibilità ed autoconservazione. Questo lieto evento porta inevitabilmente importanti cambiamenti a livello personale, di coppia e familiare; tutti gli equilibri devono essere ristabiliti con pazienza e consapevolezza. Lo stress post parto è un fenomeno molto diffuso che può portare disagi, con conseguenze a volte anche gravi, sia per i genitori che per il neonato. Spesso durante il momento successivo al parto e nel corso dell'allattamento molte donne soffrono di malinconia e solitudine, hanno rancore verso il partner e sentono il bisogno di confrontarsi con neomamme che abbiano già vissuto la maternità, per poter comunicare in maniera diretta i propri stati d'animo. Anche i padri vivono un momento nuovo e destabilizzante, il loro corpo e la loro mente non si è preparata durante i nove mesi e spesso anche a loro possono giovare alcuni incontri in cui si sentano liberi di esprimere i loro sentimenti.
Il Centro organizza gruppi o incontri individuali pre e post parto volti ad aiutare la futura mamma ad acquisire maggiore consapevolezza del cambiamento, utilizzando la mente e il corpo come risorsa indispensabile per affrontare al meglio questo nuovo percorso. Spesso entrare in contatto ed elaborare gli inevitabili momenti di tristezza, solitudine, sconforto e le paure che emergono durante e dopo i nove mesi di cammino, può trasformarsi nella creazione di un alleato che aiuti a creare armonia, fiducia e contatto. Il Centro propone anche incontri per i papà volti a favorire lo sviluppo di una maggiore capacità di accogliere e supportare, con condivisione e serenità, i nuovi cambiamenti.

 

Venerdì, 06 Aprile 2012 17:29

Disturbi dell'umore

 DEPRESSIONE

 

Il limite di ogni dolore è un dolore più grande

(E.M. Cioran)

 

La caratteristica essenziale del disturbo depressivo è costituta dalla presenza di una depressione dell'umore o dalla perdita d’interesse o piacere per quasi tutte le attività. L'umore viene spesso descritto come depresso, triste, senza speranza, scoraggiato o "giù di corda". Alcuni individui lamentano di sentirsi "spenti", di non avere sentimenti, o di sentirsi ansiosi, ma la presenza dell'umore depresso può essere dedotta dalla mimica e dal comportamento. Alcuni enfatizzano le lamentele somatiche (es. dolori), piuttosto che riferire sentimenti di tristezza, mentre altri riportano un aumento dell'irritabilità (es. rabbia persistente, tendenza a rispondere agli eventi con scoppi d’ira o a prendersela con gli altri, un esagerato senso di frustrazione di fronte a cose di poco conto).

L'insonnia è il disturbo del sonno più comunemente riscontrato. Gli individui presentano tipicamente insonnia centrale (risvegli durante la notte con difficoltà a riprendere sonno) o insonnia terminale (risveglio precoce con incapacità di riprendere sonno). Si può anche verificare insonnia iniziale (difficoltà nell'addormentamento). Meno frequente è invece l’eccesso di sonno, sotto forma di prolungamento del sonno notturno o di aumento del sonno durante il giorno.

Le alterazioni psicomotorie includono agitazione o rallentamento. Sono comuni altri sintomi quali: riduzione dell'energia, astenia, affaticabilità. La persona può riferire una continua stanchezza in mancanza di attività fisica. Anche i più piccoli compiti, sembrano richiedere uno sforzo considerevole. Può essere altresì ridotta l'efficienza nello svolgimento di piccole incombenze quotidiane (es. mantenere l’igiene personale). Il senso di svalutazione o colpa può includere valutazioni negative irrealistiche circa il proprio valore o rimuginazioni su piccoli errori passati. Spesso gli eventi quotidiani neutri o insignificanti vengono interpretati come riprova della presenza di difetti personali: lettura che attiva un esagerato sentimento di responsabilità riguardo ad eventi sfavorevoli. Il rimproverarsi di essere malati e di non riuscire ad assumersi responsabilità lavorative o interpersonali come conseguenza della depressione è molto comune.

Molti individui riferiscono una compromissione della capacità di pensare, di concentrarsi o di prendere decisioni. Possono apparire facilmente distraibili o lamentarsi di disturbi della memoria. Coloro che hanno compiti accademici o lavorativi che richiedono un significativo impegno intellettivo sono spesso incapaci di funzionare in modo adeguato, anche nel caso in cui abbiano lievi problemi di concentrazione.

Possono essere presenti pensieri di morte, ideazione suicidaria o tentativi di suicidio. Questi pensieri variano dalla convinzione che gli altri starebbero meglio se la persona fosse morta, a pensieri transitori ma ricorrenti di suicidarsi, a piani effettivi specifici per compiere suicidio. La frequenza, l'intensità e la letalità di questi pensieri possono essere piuttosto variabili. Le motivazioni possono includere il desiderio di rinunciare a fronteggiare ostacoli percepiti come insormontabili o un intenso desiderio di porre fine ad uno stato emotivo estremamente doloroso che viene percepito come interminabile.

 

DISTURBO CICLOTIMICO

 

Ogni uomo è due uomini: l’uno è desto nelle tenebre, l’altro dorme nella luce

(K. Gibran)

 

La caratteristica essenziale del disturbo ciclotimico è rappresentata da un'alterazione dell'umore cronica, fluttuante, con numerosi periodi con sintomi ipomaniacali e numerosi periodi con sintomi depressivi. Durante un periodo di due anni gli intervalli liberi da sintomi non durano più di due mesi. Sebbene alcune persone possano funzionare particolarmente bene durante i periodi di ipomania, in generale sperimentano un significativo disagio o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti come conseguenza dell'alterazione dell'umore. La compromissione può svilupparsi come risultato di periodi prolungati di variazioni cicliche dell'umore, spesso imprevedibili (es. la persona può essere considerata lunatica, incoerente o inaffidabile).

 

 

 

 

 

 

Chi Siamo

intera
Presso il Centro di Psicologia Giuridica – Sessuologia Clinica – Psicoterapia di Padova ricevono i seguenti professionisti... 
Scopri Chi Siamo

Contatti

Per prendere appuntamento o per ricevere informazioni è possibile chiamare direttamente il Responsabile dell'area Consulenza Psicologica.

  • Telefono: 349.8632076

Google +

Dove Siamo

mappas
Il Centro Interattivamente si trova in Via Carlo Rezzonico, 22 – 35131 Padova.
Scopri dove siamo

Sei qui: Home Psicoterapia Aforismi, pensieri e citazioni sulla psicoterapia Visualizza articoli per tag: psicologo