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- da interattivamente
- 6 Gennaio 2014
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La persona nella terapia dei costrutti personali
Nella psicoterapia dei costrutti personali è molto importante insegnare alla persona ad ottenere il massimo beneficio dalla terapia; a questo scopo la persona deve concentrarsi meno sui suoi problemi, permettendo allo psicoterapeuta di accedere a queste aree della sua vita.
La persona deve adottare un atteggiamento esplorativo e sperimentale, deve essere disposto a mettere in discussione le sue emozioni e i suoi pensieri, e a prendere in considerazione alternative più piacevoli rispetto alla sua attuale visione del mondo. Questo può essere ottenuto in vari modi e senza eccessivi rischi per la persona (Epting, 1990). La persona ha bisogno di presumere che sia possibile creare qualcosa che ancora non si conosce o non sia ancora presente (Kelly, 1955).
Significa cioè avere fiducia o credere che vi siano le possibilità di creare nuove future alternative al modo in cui vive e al modo in cui sta tentando di risolvere i suoi problemi più significativi.
Un altro aspetto che dovrebbe che dovrebbe caratterizzare la persona riguarda la volontà di entrare in una relazione di ruolo con il terapeuta.
Bannister (1975), parlando con una persona che gli si era rivolta per una psicoterapia, illustra questo concetto in termini molto chiari: “L’idea è che io dovrei tentare di capirla perché l’essere compreso non è stata una parte abituale della sua esperienza. Se noi riuscissimo in questo scopo, avremmo fatto qualcosa di buono”. Persona e terapeuta, cioè, vengono a trovarsi in una relazione di reciproca influenza. L’attenzione è qui però posta sul fatto che la persona deve essere anch’egli disposto a comprendere il punto di vista dell’altro (Epting, 1990).
Più semplicemente, la persona deve tentare di mettersi momentaneamente nei panni altrui. Egli deve anche essere disponibile al contatto con il terapeuta ed avere la sensazione di essere compreso.
Un’analogia usata spesso nella teoria dei costrutti personali per descrivere la relazione terapeutica è il viaggio per mare. La persona e il terapeuta si imbarcano insieme come compagni di navigazione nella stessa avventura (Kelly, 1955). La relazione rappresentata con questa metafora è caratterizzata dalla cooperazione tra due persone che si rispettano reciprocamente e che stanno cercando di comprendersi l’un l’altra. Esse sono arrivate a trascorrere insieme un periodo della loro vita, periodo che dovrebbe contare qualcosa in quanto è tempo reale e costituisce una parte della vita di entrambi. L’opposto di questo tipo di relazione è quella autoritaria dove il tempo trascorso insieme non è una parte “reale” della vita. La relazione terapeutica improduttiva si può definire come una situazione in cui uno psicoterapeuta esperto somministra un trattamento ad una persona alquanto passivo.

















