- Articoli di Psicologia clinica
- da interattivamente
- 4 Dicembre 2013
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La condizione maniacale
La condizione maniacale è lo stato d’animo “incendiato” dalla gioia panica e deformata del vivere (E. Borgna, 1993).
Se nella malinconia il flusso della vita si rallenta e poi si arresta nei luoghi oscuri e opachi dell’inibizione, nello stato maniacale si assiste a un tentativo di liberarsi della depressione con una tendenza accentuata all’ottimismo, all’euforia, alla sopravvalutazione di sé, ad un affaccendamento senza requie sostanzialmente acritico e improduttivo, ad un’espansività disturbatrice, ad una logorrea incalzante e a una comparsa di inspiegabili reazioni colleriche.
Nello stato maniacale, scrive Eugenio Borgna (1993), il soggetto non è cosciente della sua disperazione, si sente in una condizione di grande benessere, non ci sono difficoltà e le poche che intravvede sono del tutto superabili. C’è nella persona un’agitazione, un fare compulsivo che non è motivato da una reale consapevolezza, un’allegria smisurata che porta a prendere tutto alla leggera.
Lo spazio maniacale è vissuto dal soggetto come ristretto e oppressivo, cosicché ogni ostacolo che viene posto alla propria espansività provoca rabbia e insofferenza, mentre il tempo è caratterizzato da uno stato di accelerazione, dove tutto deve essere fatto in fretta e concluso nel più breve tempo possibile.
Quando nella condizione di euforia la persona viene invitata ad indugiare, ad avere pazienza, s’innesca immediatamente una reazione di insofferenza, un tentativo di sollecitare l’altro a dare risposte immediate. Il soggetto nello stato maniacale, di fronte alla paura del vuoto, reagisce proiettandosi attraverso un futuro utopico e grandioso, senza limiti ed ostacoli, e pertanto distorto nei suoi legami con la realtà.

















