- Articoli di Psicologia clinica
- da interattivamente
- 10 Novembre 2013
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La condizione ossessiva
Nello stato ossessivo la persona teme la caducità delle cose, il caos, l’incertezza, manca della fiducia nella “permanenza dell’oggetto affettivo” e per questo cerca sicurezza in un controllo esasperato su fatti e persone della sua vita e del mondo. Spaventato dal fluire dell’esistenza, cerca e vuole muoversi in uno spazio dove ogni rischio viene evitato.
Il tentativo di salvarsi dalla precarietà dell’esistere, conduce la persona nello stato ossessivo al bisogno di fermare il tempo, attraverso un agire e un pensare che non concedono nulla all’imprevisto. L’ossessione interpretante con la quale si cerca di avere il controllo sul mondo, rappresenta un modo di bloccare il tempo nel suo scorrere (Stanghellini, Ballerini, 1992).
Scrive Rosenweig (1954): “l’ossessivo è colui che non si lascia vivere ma vuole costantemente pensare sopra le cose, senza accontentarsi dell’apparenza. L’ossessivo é un Demiurgo di fronte all’informe: le cose non partoriscono significati spontaneamente e la sua attività é indispensabile affinché tutto il mondo non precipiti nel caos […]; è come una levatrice che non può concedersi neanche un’ora di sonno”.
Il soggetto nello stato ossessivo non può sostare indisturbato presso le cose, non può attendere ricettivamente, poiché egli, di fronte alla paura di naufragare, deve chiedersi il perché di tutto, per attribuire a tutto ciò che accade un significato ed affrancarsi così dalla paura del dubbio e da ogni possibile esitazione.

















