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Home › Blog › La Psichiatria nella Medicina Islamica: Un Patrimonio Dimenticato
  • Articoli di Psicologia clinica
  • da interattivamente
  • 8 Marzo 2025
  • 0

La Psichiatria nella Medicina Islamica: Un Patrimonio Dimenticato

 

La psichiatria islamica medievale rappresenta uno dei capitoli più affascinanti e meno conosciuti della storia della medicina. Lungi dall’essere una civiltà arretrata, l’Islam medievale elaborò un sistema clinico avanzato, anticipando molte idee che solo nei secoli successivi sarebbero state riscoperte in Europa. L’approccio islamico alla follia non si limitava a una visione esclusivamente medico-materialistica, ma integrava fattori ambientali, sociali, spirituali e psicologici, con una sorprendente modernità.

La Depressione nella Medicina Islamica

Uno dei temi più trattati dai medici islamici era la melanconia (mâlîhûliyâ), termine che, secondo la tradizione ippocratica, indicava una forma di squilibrio umorale associato alla bile nera. Tuttavia, i medici islamici andarono ben oltre la semplice teoria umorale, distinguendo tra tristezza, ansia, angoscia, disturbi psicosomatici e somatopsichici, e introducendo trattamenti sia farmacologici che psicoterapeutici.

Îbn Mâsawayh (793-857) discusse la malinconia nel suo Kitâb âlÂzmina, mettendo in relazione la psiche con i cambiamenti climatici e le stagioni.

Âbû âlÂsh`ath (886-970) nel Kitâb âlHudûd descrisse le varie forme di depressione.

Îshâq bn Hunayn (902) affrontò il tema nella sua opera Siwân âlHikma.

Îshâq bn `Imrân (?-970) scrisse il Maqâla fî âlMâlîhûliyâ (Trattato della Melanconia), poi tradotto in latino da Costantino l’Africano. Il trattato analizzava la relazione tra mente e corpo, la distinzione tra condizioni psicologiche e somatiche, e proponeva un approccio terapeutico articolato, che includeva psicoterapia e farmacologia.

L’Importanza dell’Ambiente nella Formazione dell’Individualità

La consapevolezza del ruolo dell’ambiente nella costruzione dell’identità individuale era già presente nel X secolo. Îshâq ben `Imrân, nel Trattato sulla melanconia, scriveva:

 «Tanto più subiamo quanto meno siamo. Se un pittore è un artista, intingendo un dito in un calamaio e sfregandolo su un foglio di carta, qualsiasi cosa faccia farà arte; il pittore che non è un artista, per quanto si applichi non farà mai arte. Essere è ben più importante di fare. Quanto più un essere umano è libero da condizionamenti, da preconcetti, da imposizioni genitoriali e da pregiudizi, tanto meno deve subire l’imposizione del mondo esterno.»

Una visione straordinariamente moderna, che richiama le teorie psicodinamiche sulla costruzione dell’identità e le neuroscienze cognitive sul ruolo della plasticità cerebrale.

Psicoterapia e Analisi del Sogno

Nella tradizione islamica, il sogno aveva un ruolo centrale nella comprensione della psiche. Già nel VII secolo, Muhammad bn Sîrîn scrisse Il libro del sogno veritiero, un manuale che combinava interpretazioni simboliche e analisi clinica.

Il maestro sufi Âbd âl`Adhîm Karrâni, direttore del Manicomio di Divrigi, proponeva un’analogia sorprendente per spiegare l’influenza dell’ambiente sulla percezione della realtà:

 «Pensate a una tavola di legno, lunga sì, ma larga non più di venti centimetri. Poggiata per terra, io stesso ci cammino sopra con noncuranza, e così, penso, tutti. Se con dei mattoni la sollevo a venti centimetri da terra, ci camminerei sopra ancora, ma qualcuno lo farebbe con una certa titubanza. Sulla stessa asse, posta a venti metri da terra, io non camminerei affatto, e ben pochi lo farebbero, a meno che non siano funamboli provetti. Ecco: la collocazione dell’asse è essenziale. La posizione dell’asse è ciò che noi possiamo chiamare ‘ambiente’. Va da sé che l’ambiente è determinante.»

Un’intuizione che anticipa le moderne ricerche sulla psicologia ambientale e sulla relazione tra stress, contesto e vulnerabilità individuale.

La Medicina Islamica e la Psichiatria Clinica

La medicina islamica si sviluppò attraverso la sintesi delle tradizioni ippocratica, galenica, iraniana, indiana e araba. Già nell’VIII secolo, si iniziarono a fondare i primi ospedali psichiatrici (Bimaristan), istituzioni avanzate con reparti specializzati per la cura della follia.

Il primo ospedale psichiatrico fu fondato nel 790 a Baghdad.

Nel 707, il califfo âlWalid Mansûrî creò un ospedale a Damasco, ancora oggi attivo.

Nell’821, in Khurasan, si contavano numerosi ospedali con reparti psichiatrici.

Nel 1157, Nûr âlDîn Mahmud Zanjî fondò un manicomio ad Aleppo.

Nel 1260, il sultano mamelucco âlNasir ristrutturò il manicomio di Aleppo, introducendo una distinzione tra fasi della malattia mentale (iniziale, cura, cronici).

Nel 1228, la principessa Turan Malk fondò il manicomio di Divrigi, famoso per la sua architettura e per le cure innovative.

Nel 1498, il sultano ottomano Beyazit II eresse il manicomio di Edirne, dove si praticavano musicoterapia, cromoterapia e idroterapia per la schizofrenia.

Le Grandi Figure della Medicina Islamica

`Alî âlTabarî (850): scrisse Il Paradiso della Sapienza, la prima opera medica di rilievo nel mondo islamico.

ÂbûBakr Muhammad âlRazî (854-925/935): uno dei più grandi clinici della storia, scrisse il Kitâb âlHâwî fi âlTibb (Continens), un’opera monumentale che includeva quattro capitoli sulla psichiatria e studi sull’effetto placebo e la psicosomatica.

Najab âlDîn Ûnhammad di Samarcanda (VIII sec.): autore del primo trattato psichiatrico.

Âbû Sayd bn Bakhtyshû (XI sec.): nel Risalah fi âlTibb wa âlAhdat âlNafsaniya esplorò il rapporto tra mente e corpo, anticipando il concetto di psicosomatismo.

Qosta ibn Luqa (820-912): filosofo e medico, autore del Trattato sulla differenza tra anima e spirito, con sorprendenti analogie con la psicoterapia moderna.

Conclusione: Un Patrimonio da Riscoprire

L’Islam medievale non solo precedette di secoli l’Europa nella psichiatria, ma sviluppò approcci innovativi alla cura della follia che oggi meritano una rivalutazione. Mentre il mondo occidentale tardava a distinguere tra malattia mentale e possessione demoniaca, la medicina islamica proponeva un modello umanistico, scientifico e terapeutico, basato su una visione integrata dell’essere umano.

In un’epoca in cui l’Islam viene spesso frainteso e ridotto a stereotipi, riscoprire questo patrimonio significa non solo fare giustizia alla storia, ma anche attingere a una fonte inesauribile di saggezza per il futuro della psichiatria e della psicoterapia.

 

Bibliografia

Gutas, D. (2001). Pensiero greco, cultura araba. Einaudi.

Nasr, S. H. (2006). Science and Civilization in Islam. Harvard University Press.

Pormann, P. E., & Savage-Smith, E. (2007). Medieval Islamic Medicine. Edinburgh University Press.

Ullmann, M. (1978). Islamic Medicine. Edinburgh University Press.

Dhanani, A. (1994). The Physical Theory of Kalām. Brill.

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