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Home › Blog › Psicoterapia transculturale ed etnopsicologia a Padova: comprendere la persona nel suo mondo
  • Articoli di Psicologia clinica
  • da interattivamente
  • 21 Settembre 2026

Psicoterapia transculturale ed etnopsicologia a Padova: comprendere la persona nel suo mondo

Le nostre città stanno cambiando. Famiglie provenienti da paesi diversi, coppie interculturali, seconde generazioni, persone che vivono tra più lingue e differenti sistemi di appartenenza sono ormai parte ordinaria del tessuto sociale. Di conseguenza cambia anche la domanda che arriva alla psicologia e alla psicoterapia.

Il problema non consiste semplicemente nell’imparare a lavorare con persone “straniere”. Una formulazione del genere rischia già di collocare la differenza tutta dalla parte dell’altro, come se il nostro modo di concepire individuo, famiglia, salute, malattia, autonomia, sessualità o normalità fosse culturalmente neutro.

La domanda che ha orientato negli anni il lavoro di InterattivaMente – Centro di Psicoterapia, Sessuologia Clinica e Psicologia Giuridica di Padova è più radicale: possiamo davvero comprendere la sofferenza di una persona prescindendo dal mondo culturale, linguistico, relazionale e simbolico nel quale quella sofferenza acquista significato?

Da questa domanda è nato e si è progressivamente sviluppato presso InterattivaMente un servizio di etnopsicologia clinica e psicoterapia transculturale, originariamente costruito anche attraverso la collaborazione con Alberto Mascena e successivamente intrecciato con un’attività più ampia di studio e ricerca sulla psicologia della cultura. I documenti del Centro attestano che il servizio è stato avviato anche con particolare attenzione al lavoro clinico con persone provenienti da contesti culturali islamici e alla possibilità di integrare la lingua araba nel percorso terapeutico.

Che cos’è la psicoterapia transculturale?

La psicoterapia transculturale non è una forma di psicoterapia destinata a una categoria particolare di persone e non consiste nell’applicare tecniche differenti a seconda della nazionalità del paziente.

Il punto è un altro: ogni persona è culturalmente situata.

Anche quando non ce ne accorgiamo, impariamo a dare significato al corpo, alle emozioni, alla famiglia, alla sessualità, all’autorità, alla colpa, alla vergogna, alla religione, alla malattia e alla cura all’interno di mondi sociali e linguistici specifici.

Questo non significa che ogni sofferenza abbia una spiegazione culturale. Sarebbe un riduzionismo opposto ma altrettanto problematico. Un disturbo depressivo, un attacco di panico, un trauma o una difficoltà sessuale richiedono le normali competenze cliniche, diagnostiche e psicoterapeutiche.

Significa però riconoscere che la diagnosi non esaurisce necessariamente la comprensione della persona.

Una stessa diagnosi può assumere significati profondamente differenti in due storie diverse. Per qualcuno ammalarsi può significare perdere autonomia; per qualcun altro non essere più capace di sostenere la propria famiglia, tradire un mandato familiare, essere oggetto di vergogna, perdere il proprio posto nella comunità oppure interpretare ciò che sta accadendo attraverso categorie religiose o spirituali.

La psicoterapia transculturale lavora precisamente in questa zona di intersezione.

Dalla cultura alla singola persona: il rischio degli stereotipi

Considerare la cultura non significa però presumere di conoscere una persona perché conosciamo il suo paese d’origine.

Dire “i bengalesi sono così”, “i musulmani pensano questo”, “le famiglie africane funzionano in questo modo” non costituisce una competenza transculturale. È semplicemente una forma più sofisticata di stereotipo.

Il problema clinico non è stabilire quale cultura “spieghi” il paziente, ma comprendere come quella particolare persona abbia costruito il proprio rapporto con quella cultura.

Due persone nate nella stessa città, appartenenti alla stessa religione e cresciute nella stessa lingua possono attribuire significati radicalmente differenti alla famiglia, alla fede, alla sessualità, all’autorità, al matrimonio o alla migrazione.

È proprio questo passaggio dalla conoscenza della cultura alla comprensione del significato personale e situato che costituisce uno dei nuclei teorici del lavoro sviluppato negli ultimi anni.

La ricerca di InterattivaMente: psicologia e antropologia in dialogo

Il lavoro clinico di InterattivaMente non nasce soltanto dall’esperienza professionale, ma si è sviluppato parallelamente a un percorso di riflessione teorica e ricerca interdisciplinare.

Un passaggio importante è rappresentato dall’articolo “Nuove prospettive in etnoclinica: la sfida costruttivista”, pubblicato da Marco Inghilleri insieme a Francesco Spagna e Alberto Mascena.

La composizione stessa del gruppo di lavoro è significativa, perché mette in dialogo discipline che troppo spesso procedono separatamente.

Francesco Spagna è antropologo culturale, insegna Antropologia Culturale all’Università di Padova ed è dottore di ricerca in Antropologia Sociale e Culturale. La sua attività ha riguardato, tra l’altro, comunità straniere presenti a Padova, antropologia medica e antropologia dell’educazione.

Alberto Mascena è psicologo sociale, etnopsicologo e psicoterapeuta, con un dottorato in Psicologia Clinica; la sua attività di ricerca e intervento ha riguardato, fra gli altri temi, le migrazioni dall’Africa occidentale, le coppie e famiglie interculturali e gli interventi di salute psicosociale in contesti di particolare complessità.

L’articolo nasce proprio dall’incontro tra queste prospettive e propone di considerare la salute mentale come un fenomeno che non può essere ricondotto a un solo livello: psicologico e relazionale, certamente, ma anche culturale, storico e sociale.

Non si tratta di sostituire la psicologia con l’antropologia. Si tratta di evitare che una disciplina che studia l’essere umano finisca per assumere implicitamente il proprio particolare modello culturale di essere umano come se fosse l’essere umano in generale.

Il lavoro con il professor Giulio Vidotto: verso una “formulazione situata del significato”

Un ulteriore sviluppo teorico nasce dal confronto scientifico con il professor Giulio Vidotto dell’Università di Padova, intorno al problema della situated meaning formulation, la formulazione situata del significato.

Il passaggio è importante perché sposta ulteriormente il problema. Non è sufficiente sapere che la cultura influenza l’esperienza; e non è sufficiente neppure raccogliere informazioni sul background culturale del paziente.

Occorre comprendere come fattori culturali, linguistici, relazionali e strutturali si organizzino nella vita singolare di quella persona.

Nel lavoro sviluppato attraverso questo confronto, la domanda diventa quindi: in che modo un significato diventa per una persona qualcosa da proteggere, qualcosa che la minaccia oppure qualcosa che può essere trasformato?

Vidotto propone di collocare al centro della formulazione proprio questo passaggio: dalla conoscenza dei gruppi culturali alla comprensione di come significati, ruoli, relazioni, linguaggio e condizioni materiali diventino operativi nella concreta organizzazione dell’esperienza del paziente.

Il lavoro utilizza, fra gli altri riferimenti, la Psicologia dei Costrutti Personali di George Kelly e l’interazionismo simbolico per comprendere come le persone anticipino gli eventi, costruiscano il proprio ruolo nelle relazioni e mantengano una continuità della propria identità.

Da questa prospettiva emerge una conseguenza clinica importante: conoscere una cultura non equivale ancora a conoscere una persona.

Etnopsicologia e Psicologia dei Costrutti Personali

L’orientamento costruttivista utilizzato nel lavoro di InterattivaMente permette di affrontare la dimensione culturale senza trasformarla in una spiegazione deterministica.

George Kelly concepiva la persona come un soggetto impegnato continuamente a interpretare e anticipare gli eventi. Non riceviamo semplicemente il mondo: cerchiamo di attribuirgli una struttura che ci permetta di viverci dentro.

La cultura mette a disposizione linguaggi, distinzioni, modelli di relazione e sistemi di valore, ma ogni individuo li attraversa in maniera personale.

Per questo, in una psicoterapia transculturale costruttivista, l’interrogativo non è soltanto:

“Da quale cultura proviene questa persona?”

Diventa piuttosto:

“Come costruisce ciò che le sta accadendo?”

“Che cosa perderebbe se modificasse questa costruzione?”

“Quali relazioni rendono possibile o impossibile il cambiamento?”

“Quale significato assumono, nella sua storia, famiglia, religione, corpo, sessualità, migrazione, appartenenza?”

La cultura, da variabile esterna, entra così nella formulazione clinica senza diventare un’etichetta.

Migrazione e sofferenza psicologica

L’esperienza migratoria può essere associata a cambiamenti molto rilevanti: separazione dalle reti familiari, perdita di ruolo sociale, trasformazione delle relazioni, difficoltà linguistiche, precarietà materiale, discriminazione, isolamento oppure conflitto fra aspettative della famiglia e società nella quale si vive.

Ma sarebbe scorretto presumere che una persona soffra perché migrante.

La migrazione non è una diagnosi.

Il lavoro psicoterapeutico consiste nel comprendere quale posto abbia assunto quell’esperienza nella storia della persona e come interagisca con le altre dimensioni della sua vita.

In alcuni casi sarà centrale. In altri sarà marginale.

Questa distinzione è fondamentale per evitare tanto la sottovalutazione della cultura quanto quella che potremmo definire una sua iperinterpretazione.

Coppie interculturali e famiglie miste

Una parte rilevante della storia dell’etnopsicologia clinica sviluppata intorno a InterattivaMente nasce proprio dall’esperienza con coppie e famiglie interculturali. La documentazione scientifica del gruppo collega esplicitamente lo sviluppo di questa riflessione clinica all’aumento degli interventi rivolti alle cosiddette coppie e famiglie miste.

In una coppia interculturale, alcuni conflitti possono riguardare temi apparentemente molto comuni — gelosia, autonomia, educazione dei figli, rapporti con le famiglie d’origine, sessualità — ma essere organizzati attraverso sistemi di significato differenti.

Anche qui la provenienza culturale non deve diventare una spiegazione automatica.

Occorre comprendere come quelle differenze vengano vissute proprio da quelle due persone.

Psicoterapia e cultura islamica

Nel corso degli anni InterattivaMente ha sviluppato un’esperienza specifica nel lavoro con persone provenienti da contesti culturali islamici, prevedendo anche attività clinica con supporto in lingua araba.

Parlare di “cultura islamica”, tuttavia, richiede immediatamente una precisazione.

Non esiste un unico modo islamico di concepire famiglia, individuo, sessualità, sofferenza o cura. Le differenze fra paesi, classi sociali, generazioni, tradizioni religiose, famiglie e singole biografie possono essere enormi.

Anche la religione può assumere funzioni molto diverse: può essere una fonte di significato e sostegno, un elemento identitario, un campo di conflitto oppure avere un’importanza relativamente marginale.

La funzione della psicoterapia non è decidere in anticipo quale di queste possibilità sia vera, ma costruire le condizioni perché emerga quella rilevante per quella persona.

Quando può essere utile rivolgersi a un servizio di psicoterapia transculturale?

Un percorso di etnopsicologia o psicoterapia transculturale a Padova può essere particolarmente pertinente quando il disagio psicologico si intreccia con migrazione, appartenenze culturali multiple, conflitti intergenerazionali, differenze religiose, coppie interculturali, rapporti complessi con la famiglia d’origine oppure difficoltà nel trovare una continuità tra il mondo nel quale si è cresciuti e quello nel quale si vive.

Può essere utile anche quando precedenti percorsi psicologici abbiano lasciato la sensazione che una parte importante della propria esperienza non sia stata realmente compresa perché tradotta troppo rapidamente nelle categorie del terapeuta.

Non significa che ogni persona proveniente da un altro paese abbia bisogno di una psicoterapia transculturale. Significa che, quando la dimensione culturale diventa clinicamente significativa, deve poter entrare nel lavoro terapeutico senza essere né ignorata né trasformata in stereotipo.

InterattivaMente: etnopsicologia e psicoterapia transculturale a Padova

InterattivaMente opera a Padova nell’ambito della psicoterapia, della sessuologia clinica e della psicologia giuridica, attraverso professionisti con formazioni differenti e un’impostazione che considera la storia personale insieme ai contesti relazionali nei quali essa prende forma.

Il lavoro nell’etnopsicologia e nella psicoterapia transculturale si inserisce in questo percorso attraverso il dialogo con la psicologia costruttivista, l’antropologia culturale, la psichiatria transculturale e la ricerca sui processi di costruzione del significato.

La questione di fondo rimane molto semplice, anche se le sue conseguenze cliniche non lo sono:

comprendere una persona significa cercare di comprendere anche il mondo nel quale quella persona ha imparato a essere persona.

Senza ridurla alla propria cultura, ma anche senza comportarsi come se la cultura non esistesse.

Per informazioni o per concordare un primo colloquio:

InterattivaMente – Centro di Psicoterapia, Sessuologia Clinica e Psicologia Giuridica
Galleria Giovanni Berchet 4 – Padova
Tel. 349 863 20 76
E-mail info@interattivamente.org

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