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Home › Blog › Che cos’è la scienza? Una breve introduzione all’epistemologia contemporanea
  • Riflessioni epistemologiche
  • da interattivamente
  • 6 Aprile 2019
  • 0

Che cos’è la scienza? Una breve introduzione all’epistemologia contemporanea

(una guida rapida per proteggersi dalle fake news scientifiche sia ortodosse che eretiche e assumere una prospettiva critica)

Uno dei principali scopi di tutte le epistemologie è stato quello di individuare gli standard scientifici, cioè le regole, i principi e i fondamenti che gli scienziati consapevolmente o inconsapevolmente applicano veramente e con successo nelle loro procedure e nell’esporre i risultati delle loro ricerche. Detto altrimenti, esse hanno cercato di focalizzare i criteri che stabiliscono la scientificità o meno dei vari asserti e che delimitano i confini della scienza.
Ovviamente i criteri non vanno confusi con i metodi che sono:

  • L’Ipotetico-deduttivo
    L’Induttivo stocastico o statistico
    L’Abduttivo
    Il Comparativo

Semplificando, possiamo riassumere i punti salienti di alcune epistemologie in questo modo:

Il pragmatismo valuta i concetti teorici in base alla loro adeguatezza e alle loro conseguenze ed utilità pratiche
Il convenzionalismo evidenzia il carattere negoziale delle teorie e delle ipotesi
Lo strumentalismo sostiene che le teorie scientifiche non hanno valore realistico, non sono né vere né false, ma semplicemente strumenti, mezzi, utensili per fare previsioni sul mondo e su certi suoi eventi.
L’operazionismo cerca di tradurre i concetti scientifici, con le effettive operazioni che permettono di individuare il significato espresso dal concetto stesso. Il Concetto è sinonimo del corrispondente gruppo di operazioni.
Il neopositivismo ha sostenuto che una teoria ha significato solo se e soltanto se è traducibile in un linguaggio empirico, cioè osservabile, di cui si può fare esperienza.
Il fallibilismo dichiara che un’ipotesi o una teoria è scientifica solo quando è esposta in linea di principio a tentativi continui e sistematici di confutazione. Solo se una teoria resiste alla pressione di questi ultimi, possiamo asserire che è confermata.
L’epistemologia post-Popperiana adotta una prospettiva storica e antropologica, derivata da un maggior interesse per la descrizione della natura sociale della ricerca scientifica.

Se la scienza classica veniva concepita come autosufficiente e tendeva a eliminare l’osservatore, la scienza contemporanea invece ripropone l’osservatore come protagonista. Per lungo tempo, afferma Prigogine, l’oggettività scientifica era stata definita come assenza di riferimento all’osservatore, mentre oramai viene definita tramite un riferimento inevitabile al punto di vista umano, ma soprattutto anche in relazione all’influenza esercitata dagli aspetti antropologici, sociali ed economici . Eventi che giacciono “fuori dal laboratorio” ma che hanno una notevole rilevanza sui risultati ottenuti dalla ricerca: la scienza cioè non avviene in un vuoto pneumatico e i quadri sociali determinano persino i quadri epistemologici e i progetti stessi della ricerca.

La nostra scienza che si è per tanto tempo definita tramite la ricerca di un punto di vista assoluto, si scopre alla fine essere una scienza “centrata”: viviamo in un mondo pluralistico che non può più essere descritto in termini di schemi onnicomprensivi, sostiene sempre Prigogine. La pluralità dei punti di vista o la concezione dell’observer dependent viene ripresa e sviluppata anche da altri Autori, tra cui Morin che la chiama principio antropico: non c’è, in sostanza, un trono supremo. C’è una pluralità di istanze. Quelli che sembravano essere i residui non scientifici delle scienze umane – l’incertezza, il disordine, la contraddizione, la pluralità, la complicazione, ecc.. – fanno oggi parte della problematica di fondo della conoscenza scientifica.

Rispetto agli atteggiamenti oggi in voga che vanno dalla difesa di un unico criterio all’assenza totale di criteri nella scienza o, se si preferisce, al criterio dei non criteri, conviene, forse, per lo meno come punto di partenza distinguere tra quella che è la pratica scientifica, resa aggrovigliata e complessa dai suoi molteplici e svariati campi di indagine e la riflessione epistemologica che verte su essa. E ciò nonostante la consapevolezza che entrambe sono intimamente connesse, anzi inscindibili, e che vi sono casi sempre più frequenti di scienziati sensibili ed agguerriti epistemologicamente.

Nella prassi scientifica non solo possiamo rinvenire i criteri brevemente citati, ma probabilmente ve ne sono altri, molti dei quali misti a credenze, superstizioni più o meno recenti e latenti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che essi sono delle linee guida e non qualcosa di strutturale e pertanto soggetti a radicali mutamenti nel tempo. E’ evidente che tutto quanto ha luogo nell’ambito delle scienze è oggetto di studio da parte dell’epistemologo, ma a lui non interessa particolarmente individuare quali di tutti questi criteri vengono effettivamente ed efficacemente applicati nelle diverse scienze nei vari momenti storici e si reggono meglio dal punto di vista epistemologico. Attualmente, i principali possono essere ricondotti ai seguenti:

  • Il principio di controllabilità o di falsificazione empirica
    Il rasoio di Ockham
    La corrispondenza, la consistenza e la coerenza logica
    La strumentalità
    L’operazionalità
    La pragmaticità
    L’applicabilità o l’universalità
    La ripetibilità
    La comparabilità, l’analogicità o l’associabilità
    La correttività della storia della scienza

Questi criteri sono da immaginarsi come gli anelli di una grossa catena, su cui vanno agganciati tutti gli asserti scientifici. Ogni asserto, a seconda del suo contesto, può essere appeso a uno o a più anelli. In altre parole, alle volte i criteri vengono applicati negli specifici settori della ricerca in modo indipendente, spesso due o più d’essi si trovano a dover operare congiuntamente nei singoli contesti di applicazione con prevalenza alterna dell’uno o dell’altro o di nessuno.
Occorre rendersi conto che ci stiamo muovendo in un territorio dinamico ed in continua evoluzione e si sa che la critica seria e costruttiva, nella scienza, non è solo necessaria ma indispensabile. E’ la sola in grado di abbattere tali criteri, di mutarli di migliorarli e/o renderli più sofisticati e, così facendo, di fornire alla scienza degli strumenti sempre più efficienti perché possa spezzare le costrizioni teoriche, liberarsi dai miti e dai pregiudizi che da tempo immemorabile l’attanagliano, fare nuove scoperte ed accrescere la propria conoscenza.

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